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QUANDO L'AUTODIDATTA FINANZIARIO SI INTRAPPOLA DA SOLO

Eye-level view of a modern workspace with a laptop and notebook on a wooden desk

Parto da uno studio del Comitato per l'Educazione Finanziaria: "Millennial e Gen-Z: comportamenti finanziari, sostenibilità e tecnologia" (Quaderno di Ricerca N.13). Un'indagine su 1.570 giovani tra 18 e 40 anni che fotografa come le nuove generazioni si rapportano con denaro, investimenti e sostenibilità.

Le nuove generazioni stanno ridefinendo il rapporto con la finanza. Ma c'è un dato che dovrebbe farci riflettere: il 59% dei giovani apprende nozioni finanziarie in modo autonomo. Solo l'11% riceve formazione da banche o consulenti.

Sembra una buona notizia. Non lo è necessariamente.

IL PARADOSSO DELL'AUTODIDATTA

L'apprendimento autonomo attraverso social media, blog e forum crea un terreno fertile per i bias cognitivi. Quello più insidioso? L'overconfidence: la sovrastima delle proprie capacità.

Consob lo documenta da anni. Anche la ricerca internazionale conferma: chi impara da solo tende a sviluppare una fiducia sproporzionata nelle proprie competenze, proprio quando queste sono più fragili.

Il risultato? Decisioni affrettate, portafogli mal diversificati, esposizione a rischi non compresi.

CINQUE FACCE DELLO STESSO PROBLEMA

Questa è solo la prima di cinque dinamiche che caratterizzano l'approccio finanziario delle nuove generazioni:

1.     Autodidattismo e bias cognitivi

2.     Tecnologia come democratizzazione e rischio

3.     Sostenibilità dichiarata vs comportamento reale

4.     Fragilità finanziaria e ritardo nei traguardi di vita

5.     Asset alternativi: criptovalute e crowdfunding

Approfondirò ognuna nei prossimi post. Oggi partiamo dalla prima.

COSA DICE LA RICERCA

Il dato è chiaro: metà dei giovani non riceve formazione strutturata. Impara per tentativi, senza una rete di protezione. E quando sbagli con i soldi, non c'è "annulla" che tenga.

La letteratura (Lusardi & Mitchell, 2020) dimostra che l'educazione finanziaria funziona solo se continuativa nel tempo. Non basta un corso, serve un percorso. Come andare in palestra: una sessione non fa muscoli.

IL BIAS DELL'OVERCONFIDENCE

Quando pensi di sapere più di quanto realmente sai, le conseguenze sono concrete:

·       Sottovaluti il rischio degli investimenti

·       Sopravvaluti i rendimenti attesi

·       Ignori la necessità di diversificare

·       Non cerchi aiuto quando servirebbe

È un meccanismo psicologico documentato, non un'opinione. E colpisce proprio chi crede di esserne immune.

LA VERA EDUCAZIONE FINANZIARIA

Educare alla finanza non significa solo spiegare cosa sono azioni e obbligazioni. Significa soprattutto questo: aiutare le persone a riconoscere i propri limiti cognitivi.

Una vera educazione finanziaria dovrebbe includere:

·       Consapevolezza dei bias comportamentali

·       Capacità di riconoscere quando serve aiuto

·       Pratica continua in ambienti controllati

·       Feedback costante sulle proprie decisioni

Come si impara a guidare: teoria, pratica, e un istruttore che ti dice quando stai sbagliando prima di schiantarti.

DOVE ANDIAMO DA QUI

Nei prossimi post esploreremo le altre quattro dinamiche. Perché il quadro è più complesso di quanto sembri: la tecnologia che promette accesso democratico nasconde insidie, la sostenibilità dichiarata spesso non si traduce in comportamenti coerenti, la fragilità finanziaria strutturale ritarda i traguardi di vita, e gli asset alternativi attraggono senza che ci sia reale comprensione dei rischi.

Ma c'è una buona notizia: quando riconosci il problema, puoi costruire la soluzione.

 
 
 

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© Leonardo Rossi Polledri

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