QUANDO LA PERDITA INVISIBILE FA PIÙ DANNI DELLA VOLATILITÀ VISIBILE
- Leonardo Rossi Polledri
- 8 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Il paradosso della liquidità ferma
Stare fermi sembra la scelta più prudente. Nessuna volatilità da gestire, nessun movimento sui mercati da seguire, nessuna decisione da prendere. Gli italiani tengono mediamente 15.000 euro fermi sul conto corrente. La liquidità totale su conti di famiglie e imprese raggiunge 1.363 miliardi (Banca d'Italia, 2024). Sembra sicurezza. È un rischio travestito da prudenza.
L'inflazione lavora in silenzio. Erosione costante, invisibile, inesorabile. Con inflazione media al 3% annuo, 200.000 euro fermi per dieci anni perdono oltre il 25% del valore reale. Nessun errore di investimento, nessuna scelta sbagliata. Solo la decisione di stare fermi.
Guarda il meccanismo: il mercato che scende del 10% fa rumore. Lo vedi sui titoli dei giornali, lo senti nelle conversazioni, lo percepisci come dolore immediato. L'inflazione che erode il 3% annuo passa inosservata. Stessa perdita di potere d'acquisto in tre anni, percezione completamente diversa.
Il peso della perdita visibile
La loss aversion è documentata da decenni di ricerca in finanza comportamentale. Il dolore di una perdita pesa circa il doppio del piacere di un guadagno equivalente. Perdi 100 euro? Senti il doppio del dolore rispetto alla gioia di guadagnarne 100. Questo meccanismo psicologico funziona sulla visibilità della perdita.
Il mercato che cala genera perdita visibile. Guardi il saldo, vedi il rosso, senti il peso immediato. Il cervello reagisce. L'inflazione genera perdita invisibile. Il saldo resta uguale, apparentemente stabile. Il cervello interpreta stabilità come sicurezza.
Ma la stabilità del numero nasconde l'erosione del valore. Con 15.000 euro fermi sul conto e inflazione al 3%, dopo un anno hai ancora 15.000 euro. Il potere d'acquisto è sceso a 14.550 euro. Dopo cinque anni il saldo mostra sempre 15.000 euro. Il valore reale è 12.915 euro. Dopo dieci anni, 11.116 euro. Hai perso quasi 4.000 euro di potere d'acquisto restando fermo.
La volatilità del mercato crea movimento visibile. L'inflazione crea erosione invisibile. Il cervello è costruito per reagire al movimento, alla minaccia immediata percepibile. L'erosione costante sfugge ai radar dell'attenzione.
La trappola dell'inazione
L'omission bias amplifica il meccanismo. Preferisci l'errore di inazione all'errore di azione. Se investi e il mercato scende, senti di aver commesso uno sbaglio attivo. Hai fatto qualcosa, è andato male, la responsabilità pesa. Se resti fermo e l'inflazione erode, senti di aver evitato rischi. Hai scelto la prudenza, il risultato negativo appare inevitabile, la responsabilità svanisce.
Stesso risultato finale, perdita di potere d'acquisto. Percezione opposta della responsabilità. Il bias dell'omissione protegge psicologicamente: l'errore di inazione genera meno rimpianto dell'errore di azione.
Questo spiega perché molti risparmiatori restano fermi anche dopo aver compreso razionalmente l'erosione inflazionistica. Capiscono il meccanismo, vedono i numeri, sanno che stanno perdendo potere d'acquisto. Eppure restano fermi. Perché il dolore anticipato della volatilità visibile supera il dolore reale della perdita invisibile.
Il confronto tra rischi
Il rischio di stare fermi è certo, cumulativo, irreversibile. L'inflazione agisce continuamente. Ogni anno erode una percentuale del valore. Dopo dieci anni, la perdita accumulata raggiunge dimensioni significative. Il danno è definitivo: il potere d'acquisto perso non si recupera.
Il rischio di investire è variabile, temporaneo, storicamente reversibile. La volatilità si manifesta nel breve periodo. I mercati oscillano. Nel lungo periodo, i mercati azionari hanno mostrato tendenza alla crescita. La perdita da volatilità è potenziale finché mantieni la posizione. Diventa reale solo se vendi nel momento sbagliato.
Questa differenza tra rischio certo e rischio variabile ribalta la percezione di prudenza. La scelta apparentemente sicura (stare fermi) garantisce perdita certa. La scelta apparentemente rischiosa (investire con orizzonte adeguato) offre possibilità di preservare e accrescere potere d'acquisto.
Riconoscere i bias mentre accadono
Il primo passo è riconoscere quando questi meccanismi stanno operando nelle tue decisioni. Chiediti: sto evitando di investire perché temo la volatilità visibile o perché ho valutato razionalmente il mio orizzonte temporale? Sto privilegiando l'inazione per evitare rimpianto futuro o perché corrisponde ai miei obiettivi reali?
Il secondo passo è separare la volatilità dal rischio. La volatilità è il movimento dei prezzi nel tempo. Il rischio è la probabilità di perdita permanente rispetto al tuo obiettivo. Se il tuo orizzonte è dieci anni, la volatilità del primo anno è rumore. Se il tuo orizzonte è sei mesi, la volatilità del primo mese è segnale.
Il terzo passo è costruire un percorso coerente con gli obiettivi. La liquidità ha senso per il fondo emergenza, per spese programmate nel breve termine. Per tutto il resto, stare fermi garantisce erosione. Investire con orizzonte adeguato e diversificazione costruisce difesa contro l'inflazione.
Oltre la prudenza apparente
La vera prudenza considera entrambi i rischi: quello di fare e quello di stare fermi. La prudenza eccessiva si trasforma nel rischio maggiore quando ignora l'erosione certa per evitare la volatilità possibile.
Gli italiani detengono 1.363 miliardi sui conti. Parte di questa liquidità è corretta: fondo emergenza, spese programmate, operatività quotidiana. Parte è eccesso precauzionale, difesa psicologica travestita da prudenza finanziaria.
Riconoscere i bias che ti spingono a restare fermo è il primo allenamento decisionale. Costruire un percorso che bilancia liquidità necessaria e investimenti con orizzonte adeguato è il secondo. Mantenere la rotta quando la volatilità visibile crea rumore è il terzo.
L'inflazione continuerà a lavorare in silenzio. La domanda diventa: preferisci la perdita certa e invisibile o costruisci difesa contro l'erosione accettando la volatilità temporanea?
Allenati a decidere meglio. Sì, meglio!
Leonardo Rossi Polledri
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Fonti:
- Banca d'Italia, statistiche depositi bancari 2024 (elaborazione FABI)
- Kahneman & Tversky, Prospect Theory (loss aversion)
- Ritov & Baron, Omission bias research



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